Temprato e float, che vetro scegliere?

Il vetro float, prima di essere raffreddato a temperatura ambiente per essere confezionato, permane un opportuno tempo in prossimità della temperatura di transizione vetrosa al fine di ridurre gli stati tensionali interni. Il prodotto finale può ritenersi privo di tensioni residue, in uno stato di equilibrio puntuale.

Al fine di incrementare la resistenza meccanica del vetro è possibile sottoporlo a un trattamento di tempra. La tempra nel caso del vetro consiste nel riportare la lastra da trattare alla temperatura di rammollimento e nel raffreddarla molto rapidamente. In questo modo la regione centrale raffredda più lentamente di quella esterna portando questa, una volta ricondotto il vetro a temperatura ambiente, ad essere sottoposta ad un carico di precompressione.
Il vetro temprato può sopportare carichi nominali più elevati del vetro ricotto e del float, ma stante lo stato di tensione interno il suo profilo di rottura porta alla frammentazione della lastra. Le tensioni residue nei vetri ricotti sono inferiori rispetto ai vetri temprati ed il profilo di rottura vede (Fig.1) la ramificazione della cricca meno diffusa.

Per applicazioni strutturali non sempre è conveniente impiegare vetro temprato. La sua estrema frammentazione (Fig.2) può non garantire risorse post-picco utili ad incrementare la sicurezza complessiva del manufatto; spesso si preferisce sacrificare un maggior carico di rottura per poter garantire una migliore risposta post-rottura all'intera struttura.


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